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LBA 26°giornata, Watt con il fisico, Tonut di energia: Venezia resiste alle folate di Brescia e vince

Sergio Bertazzi

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La Reyer Venezia batte la Germani Brescia trascinata da un superbo Watt da 30 punti: ecco il resoconto del match e migliori e peggiori dell’incontro.

Venezia riesce a battere tra le mura amiche del Taliercio la Germani Brescia, alla quinta sconfitta consecutiva. Decisivi i 30 punti di Mitchell Watt, in una partita dai due volti: dopo un primo tempo in cui gli attacchi sembrano infermabili, negli ultimi 20 minuti la partita si fa più fisica. Venezia riesce ad amministrare il vantaggio accumulato nella parte centrale della partita, senza che Brescia possa capitalizzare l’ottima prestazione di Wilson (21 punti). Il risultato finale è 94-87.

I migliori

Venezia. Mitchell Watt è indiscutibilmente l’MVP dell’incontro: 30 punti, con 9/13 da 2 punti, 12/14 ai liberi e 8 falli subiti. Il centro ex Caserta rimane un rebus per tutta la partita per la squadra di Buscaglia. Tra le fila della Reyer sono stati determinanti anche Tonut (17 punti) e Chappell (15 punti), in grado di punire la difesa bresciana nelle situazioni in cui era costretta a “collassare” in area per contrastare Watt.

Brescia. Nonostante la sconfitta, da menzionare assolutamente Wilson, autore di 21 punti e di un irreale 4/5 al tiro da 3 punti (considerate le sue abitudini). Da segnalare anche la prova di Luca Vitali, con 12 punti, 4 rimbalzi, 4 assist e tante buone letture, come confermato dal 20 di valutazione.

I peggiori

Venezia. Buonissima vittoria per la Reyer, in cui però si possono trovare alcune imperfezioni: tra queste la prestazione di Wes Clark, autore di 0 punti in 22 minuti e con -2 di valutazione. Non gli si chiede di essere l’MVP della partita, neanche di essere un trascinatore al pari di Watt o Daye: ma almeno evitare di fare disastri…

Brescia. Nella Germani ha fatto più fatica del solito Burns, che però doveva battagliare contro uno dei migliori centri della LBA. Poco preciso Chery (0/3 da 3 punti), più anonimo del solito Daivd Moss, con soli 2 punti, 1 di valutazione e -7 di plus/minus. Sul banco degli imputati, però, ci finisce anche Buscaglia: la scelta di raddoppiare il portatore di palla lontano da canestro porta spesso più vantaggi a Venezia che alla stessa Germani. La gestione di Willis, inoltre, risulta incomprensibile: dopo un buon primo tempo del “4” americano, al terzo fallo commesso in meno di 20 minuti Buscaglia decide di lasciarlo in campo. Ne consegue la quarta infrazione personale, che ne compromette la partita addirittura in modo definitivo, considerando che l’allenatore ex Trento non lo manda neanche più in campo, nonostante abbia ancora un fallo da spendere…

La sintesi

Il primo tempo è caratterizzato da ritmi molto alti: le squadre producono tanti buoni tiri e poche palle perse, con il punteggio che conseguentemente è sempre molto alto. Nel primo quarto Venezia si prende il vantaggio sul 19-12, merito delle giocate offensive di Watt, straripante in area: Brescia fatica molto a contenerlo, ma trova in Kalinoski e Willis (7 punti per ciascuno al 10′) i trascinatori nella metà campo offensiva. Il primo quarto si chiude dunque con la Reyer in vantaggio per 28-27.

Nella prima metà del secondo quarto il copione si rivela lo stesso della prima frazione: Brescia trova da giocatori normalmente poco affidabili al tiro come Wilson e Willis canestri importanti e Venezia riesce spesso a eludere i raddoppi della Germani trovando tiri aperti con Daye e Tonut. Sul 42-42 c’è però la svolta: Venezia continua a macinare in attacco, mentre Brescia si blocca improvvisamente, non trovando varchi nell’ottima difesa della Reyer. All’intervallo il tabellino recita 17 punti per Watt (infermabile sotto le plance), 11 per Daye ma soprattutto 60 punti segnati per la Reyer e 46 per Brescia: per la squadra di De Raffaele 60% da 3 punti, con solo 3 palle perse.

Nel terzo quarto Venezia sembra poter indirizzare la partita: al 25′ è +17 per gli uomini di De Raffaele. Brescia, però, alza sensibilmente l’intensità difensiva e la Reyer non riesce più a trovare il canestro. Un Wilson in versione “deluxe” e un Luca Vitali ottimo in cabina di regia portano Brescia anche al -5, prima del 70-63 che chiude la frazione.

Nell’ultimo quarto la Germani prova a rientrare, ma Watt sembra incontenibile: senza Willis in rotazione, Brescia gioca con quintetti abbastanza piccoli e fatica a contenere i lunghi avversari. Venezia capitalizza i vantaggi creati dal suo centro e trova in Tonut un altro trascinatore importante in attacco: nonostante qualche imprecisione della Reyer, Brescia non riesce mai a trovare continuità in attacco e non riesce nel pareggio. Il distacco rimane sempre (o quasi) superiore ai 5 punti e Venezia riesce a vincere 94-87.

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LBA, Brescia, pronta la rivoluzione: ma vale la pena buttare via tutto?

Sergio Bertazzi

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Dopo l’ultima partita con Pesaro, Brescia si appresta ad iniziare un processo di rivoluzione: ma, anche se la stagione è stata disastrosa, è tutto da buttare? Proviamo a dare dei giudizi e a capire chi varrebbe la pena riconfermare e chi no.

Christian Burns Germani Basket Brescia – Umana Reyer Venezia Legabasket Serie A UnipolSNAI 2020/21 Brescia, 13/12/2020 Gianluca Checchi/Ciamillo-Castoria

Reparto americani: molte ombre, poche luci

Partiamo da una nota dolente della stagione bresciana: Andrew Crawford. L’ex Milano e Cremona ha deluso le aspettative, apparendo solo come un lontano parente del giocatore dominante di un paio di anni fa. Nel suo caso, però, il contratto firmato è stato un biennale: un buyout non sembra essere preso in considerazione della società, che probabilmente lo terrà sotto contratto anche per la prossima stagione.

Ha fatto decisamente meglio Tyler Kalinoski, sempre in quintetto, impiegato sia da playmaker che da guardia: lo statunitense ha dimostrato di saper fare male dall’arco (43% da 3 punti in questa stagione), di poter fare il playmaker e non soffrire in difesa. Per la sua duttilità lui potrebbe essere un punto di ripartenza per Brescia, nonché probabilmente l’unico americano sufficiente di questa stagione della Leonessa.

Male invece Kenny Chery: il canadese sarebbe dovuto diventare per Brescia quello che, per caratteristiche simili, era Joe Ragland qualche anno fa per Avellino. Missione fallita: troppa discontinuità e un gioco da solista che non ha fatto bene alla squadra. Quando c’era da inventare qualche giocata offensiva nei momenti di difficoltà ha saputo dare una mano: ma durante la stagione si è dimostrato inaffidabile e inadeguato per il ruolo di playmaker e ball-handler primario della squadra. Bocciato.

Male anche Wilson, subentrato a Ristic nel ruolo di centro di riserva: nella fase finale della stagione si è dimostrato inadeguato, incapace di mantenere l’intensità e la concentrazione per giocare nella massima serie. Non è da riconfermare, anche ricordando che nei piani di inizio stagione Burns doveva essere (giustamente) una riserva di lusso, considerata anche l’età: nel corso della stagione, per le mancanze dei compagni, è dovuto diventare un titolare fisso. In una squadra che vuole avere ambizioni come Brescia uno come lui, a 36 anni, non deve giocare per 30 minuti tutte le partite: serve un centro americano in grado di essere titolare e un punto di riferimento per la squadra. Wilson non può esserlo.

Si può lasciare partire anche Darral Willis, dimostratosi un giocatore dalle ottime doti atletiche, con un buon arsenale di soluzioni offensive, ma anche con limiti evidenti, probabilmente soprattutto mentali.

Per ultimo capitan David Moss, che a causa dell’età che avanza non può più essere un giocatore in grado di decidere le partite e giocare sempre 30 minuti: resta comunque un veterano e un giocatore che entrando per 15 minuti può dare energia ai compagni e lasciare il segno con delle ottime difese.

Reparto italiani: la vecchia guardia ci ha messo ancora una volta una pezza

Partiamo dall’asse play-pivot: Luca Vitali e Christian Burns. Soprattutto il primo è stato criticato diverse volte per alcune partite sottotono: ricordiamo però che nei piani tecnici di quest’anno e, come detto prima per Burns, considerando l’età dei due giocatori, questi non dovevano essere titolari. A causa della discontinuità e della inaffidabilità di alcuni compagni in certi momenti della stagione, Vitali e Burns hanno dovuto fare più del previsto: il loro apporto è stato più che sufficiente e vanno riconfermati. L’anno prossimo, però, bisognerà costruire la squadra facendo in modo che non debbano essere sempre loro a dover tirare la carretta.

Promosso (in extremis) Bortolani, che ha svoltato la sua stagione sotto la guida di Maurizio Buscaglia. Lo scarso impiego sotto la gestione di Esposito rimane un mistero: considerati i problemi che ha avuto la squadra quest’anno e i tanti impegni che ha dovuto affrontare, non si poteva impiegare con continuità già da inizio stagione? Olimpia Milano permettendo, la Leonessa deve ripartire da AirGiordan.

Bravo anche Parrillo: l’ex Orzinuovi, che doveva ricoprire il ruolo di uomo spogliatoio e lo slot da undicesimo uomo, si è sempre impegnato ed è stato fondamentale nelle ultimissime partite della stagione (vedere il largo impiego nella vittoria fondamentale a Cremona). Come quinto-sesto italiano può dare un buon contributo.

Per ultimo c’è Brian Sacchetti, ingaggiato da Verona nelle ultime ore: l’ex Sassari è andato in po’ in difficoltà in questa stagione. Il numero 41 ha fatto fatica a compensare il suo scarso atletismo con la sua duttilità e le sue letture: in questi anni il suo apporto è stato importantissimo. Probabilmente, però, ora Brescia può separarsi dal “cobra di Moncalieri”.

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Russell Westbrook: Odi et Amo

Giorgio Bombonato

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Finalmente abbiamo la scusa per scrivere un po’ sul giocatore più controverso dell’NBA; Russell Westbrook. Il prodotto di UCLA si è contraddistinto nelle ultime stagioni per la sua imbarazzante facilità con cui mette a referto delle triple doppie e, proprio stanotte, è diventato leader all-time per triple doppie realizzandone una per la 182esima volta in carriera superando così il record di Oscar Roberston.

Fermandosi ad un’analisi statistica del gioco Russ rientra, assieme a Wilt Chamberlain, nell’elite più esclusiva della lega; il problema è che fortunatamente il gioco non si ferma alle mere statistiche e ci sono moltissime cose che Westbrook in campo fa in maniera mediocre e altre che proprio non fa.
Ad onor di cronaca va riportato che il record delle squadre dell’ex OKC quando lui va in tripla doppia è estremamente positivo, però va anche riportato come dalla storica stagione da MVP (2016/2017) Russ non abbia mai superato il primo turno di playoff (Lo scorso anno i Rockets passarono il turno ma lo 0 saltó le prime 5 partite per infortunio).

L’opinione pubblica è equamente divisa in hater e in lover: non esistono vie di mezzo, c’è chi ama la sua intensità e la sua voglia di fare in campo e chi lo detesta ritenendolo uno stat padder che pensa prima alle statistiche che alla squadra oltre che ad essere inutile in una NBA fatta di tiro da 3 a causa delle sue scarse percentuali da fuori.

Le percentuali dal campo di Westbrook in questa stagione sono veramente basse per un All-Star di questo livello, ma diventano tra le più alte della lega se si considerano solo i tiri “clutch” (divario tra le due squadre inferiore ai 5 punti negli ultimi 2 minuti di partita).

In linea di massima si può dire come Russ sia uno degli scherzi della natura più assurdi ad aver cavalcato i parquet nella storia della NBA e per questo è sicuramente da considerarsi uno dei giocatori più forti della sua epoca, anche se probabilmente ci sono dei limiti di letture di gioco e di I.Q. cestistico che in determinate situazioni (playoff) gli hanno impedito di mettersi un anello al dito.

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F4 Eurolega 2021: Road to Colonia

Giorgio Bombonato

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Sono ormai note le fantastiche quattro che prenderanno parte alle “Final 4” di Eurolega a Colonia nel weekend dal 28 al 30 di Maggio e possiamo dire con orgoglio che dopo 10 anni esatti un’italiana parteciperà al più importante evento del basket europeo.

Ma come arrivano queste squadre a giocarsi il trofeo più grande d’Europa? Analizziamole una ad una:

CSKA Mosca: I Russi vengono da un finale di stagione al centro delle polemiche causate dalla vicenda Mike James, ma i ragazzi di Coach Itoudis hanno dimostrato di poter sopperire all’assenza del neo giocatore dei Brooklyn Nets grazie alla coralità e all’esperienza dei suoi campioni. Hackett e Clyburn hanno dimostrato di poter essere i veri leader di questa squadra nello sweep (unico di tutto il primo turno) rifilato al Fenerbahçe e Shengelia e Milutinov formano una delle coppie di lunghi più pericolose d’Europa per livello tecnico e atletico. Lo scontro con l’Efes è il più aperto tra i due proposti nelle semifinali e sarà decisivo il piano difensivo contro Shane Larkin per cercare di confermarsi come campioni dopo il successo di due anni fa.

Anadolu Efes: L’Efes è probabilmente la squadra che più di tutte è stata danneggiata dalla situazione pandemica: la scorsa stagione stavano dominando in lungo e in largo tutti gli avversari che gli si paravano davanti e sembravano pronti per il primo titolo della loro storia. La regular season è stata molto discontinua a causa delle condizioni non ottimali del loro miglior giocatore: Shane Larkin; l’ex Mavericks ha avuto una stagione molto al di sotto delle aspettative e, anche nel quarto di finale contro il Real Madrid, non ha dato quelle garanzie che ci si aspettano da uno come lui, anche se sappiamo che campioni del genere vivono per le grandi partite. A preoccupare particolarmente sono stati i cali di concentrazione pazzeschi nella serie vinta contro il Real per 3-2; sia in gara 3 che in gara 4 i turchi hanno sprecato vantaggi in doppia cifra nel quarto periodo e non sono sembrati molto lucidi nei possessi decisivi sopratutto nei loro giocatori chiave come Micic e Larkin. A fare la differenza contro i russi sarà molto probabilmente il match-up dei “big man” con Singleton, Pleiss e Dunston che dovranno cercare di limitare il più possibile i rimbalzi offensivi che sono una delle armi più importanti della squadra di Itoudis.

FC Barcelona: Il Barça arrivava al primo turno con tutti i favori del pronostico complice un accoppiamento tutt’altro che impossibile contro lo Zenit, anche se alla fine si è rivelato più duro del previsto tanto da portare i catalani fino a gara 5. La difesa è senza dubbio l’arma in più degli uomini di Coach Jasikevicius; una squadra con così tanto talento che difende con così tanta voglia, di solito, va molto in alto in competizioni come questa, anche perché l’accoppiamento con l’Olimpia Milano non sembra eccessivamente complicato, viste soprattutto le due partite di stagione regolare di quest’anno. Mirotic e Gasol stanno trovando un’alchimia inaspettata, soprattutto in difesa (in attacco c’erano pochi dubbi) e si trovano molto bene con l’attacco a ritmo lento gestito da un Nick Calathes in formato MVP in questa stagione. A destare preoccupazione sono i problemi avuti contro lo Zenit nel limitare il Pick’n Roll centrale di Kevin Pangos, sopratutto pensando che contro Milano si troveranno a fronteggiare un Chacho Rodriguez che è uno dei migliori giocatori della storia dell’Eurolega in questo fondamentale.

Olimpia Milano: Senza dubbio la Cenerentola delle 4 anche se, io prima di scommettere contro Ettore Messina ci penserei almeno diecimila volte. Milano si presenta alle Final 4 dopo 29 lunghissimi anni e arriva con pochissime pressioni conscia del fatto che l’obbiettivo stagionale è già stato raggiunto; anche se una volta che sei lì…
La serie contro il Bayern Monaco ha mostrato tutto ciò che c’è di positivo e di negativo in questa squadra: l’esperienza di giocatori come Rodriguez e Hines ha permesso di rimontare una gara 1 che sembrava già persa; Delaney per l’ennesima volta in carriera ha dimostrato di alzare il suo livello di gioco nella post-season e Shields sembra essere diventato l’arma totale che i tifosi meneghini speravano; d’altro canto bisogna testimoniare la fatica che hanno fatto Punter e LeDay ad attaccare una difesa aggressiva e che giocatori come Datome e Micov faticano veramente tantissimo a stare in campo per motivi difensivi. La gara 5 di Milano nella serie precedente ha dimostrato come i ragazzi di Messina possano riuscire a dominare in una partita senza domani, ma come possano sciogliersi in un bicchier d’acqua lasciandosi prendere in ostaggio dalle emozioni.
A fare la differenza contro i blaugrana saranno le percentuali da 3 punti, vero fiore all’occhiello dell’Olimpia nel corso della stagione, ma che sono venute a mancare proprio nelle due sfide di stagione regolare contro il Barcellona.

Non ci resta che aspettare il 28 di Maggio per goderci finalmente queste F4 dopo il blocco dell’anno scorso causa pandemia, sicuri di divertirci ed emozionarci come sempre è successo quando si parla del capitolo finale della più nella competizione d’Europa.

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