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LBA, 21° giornata: colpo di Trento con Milano, bene Brindisi e Cremona, Reggio e Cantù si buttano via

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Vittorie nette di Brindisi e Cremona, rimonte di Trieste e Treviso e il grande colpo di Trento contro Milano: ecco sintesi, protagonisti e classifica della giornata.

Per gli anticipi del sabato sera trovate sintesi e highlights delle partite in un articolo specifico, cliccando su questo link

Fortitudo Bologna 70 – Brindisi 95, che gruppo la Happy Casa

Brindisi nel lunch match domenicale asfalta la Fortitudo Bologna, approfittando degli stop di Sassari e Venezia per confermare il secondo posto. La Fortitudo Bologna resta in partita solo nel primo quarto, poi la Happy Casa ha il sopravvento e domina gli avversari sotto tutti gli aspetti della partita. Brindisi, senza Zanelli e Harrison, riesce a trovare in Bostic e Krubally i trascinatori della giornata: oltre a loro, da sottolineare la (ennesima) prova corale praticamente perfetta della squadra di Vitucci. L’attacco brindisino trova ritmo, anche con la second unit, mentre Bologna nel secondo tempo non riesce a trovare soluzioni ad alta percentuale: brutta caduta per la Fortitudo, che prova a reggersi sul duo Saunders-Hunt senza risultati e paga la differenza di intensità e di intesa con gli avversari.

I protagonisti. MVP del match Bostic, che con 20 punti ed un ottimo 4/8 da 3 punti prende in mano le redini dell’attacco brindisino. Ottime letture per l’ex Reggio Emilia: in una giornata senza Harrison e con Thompson meno preciso del solito, Bostic diventa il go-to-guy. Molto bene anche Krubally con 14+7 e Udom con 11+8: in generale, è comunque difficile trovare giocatori insufficienti nella partita di ieri. Per Bologna ci sono 17 di Saunders e 15 di Hunt, che provano quantomeno ad attaccare il ferro con decisione: per il resto, intensità difensiva e offensiva insufficiente e tantissime cose negative per Bologna.

Sintesi. Nel primo quarto la partita è equilibrata: la Fortitudo riesce a rimanere attaccata agli avversari, soprattutto grazie a Saunders e la prima frazione termina 21-22. Nel secondo quarto Brindisi alza i giri e Bologna non capisce più nulla: 26-13 il parziale e 34-48 il parziale dopo 20′. Nella ripresa dovrebbe essere la Fortitudo a partire forte, per tornare a contatto: invece, Brindisi continua a macinare, grazie alla vena offensiva di Bostic e Krubally e ad una circolazione molto fluida. Per provare la rimonta, Bologna dovrebbe inanellare alcune buone difese consecutive, invece la Happy Casa non incappa mai in due azioni offensive sbagliate di fila. Al 30′ è 54-72: l’esito della partita è pressochè certo. Al 40′ il punteggio è 70-95.

Trento 61 – Milano 60, la Dolomiti si rialza nella partita più difficile

Dopo la caduta di Sassari a Varese, un’altra grossa sorpresa arriva da Trento-Milano: la Dolomiti Energia piazza il colpo grosso, approfittando di una Milano lecitamente stanca dopo i tanti impegni delle ultime settimane. La partita è stata punto a punto praticamente per 40 minuti: le due squadre, che non hanno brillato nella metà campo offensiva, hanno messo tantissima energia sul parquet, provocando tante palle perse. Il match, infatti, non è stato spettacolare (come sottolineato dal punteggio): eppure, è stato molto gradevole per la voglia di vincere delle due squadre. Alla fine, l’Armani Exchange cede per la troppa stanchezza, nonostante un Chacho Rodriguez che prova fino all’ultimo a trascinare i compagni. Il tap-in di Martin fissa il punteggio finale sul 61-60: grande vittoria per Trento, frutto di una prestazione solida, con un’ottima intensità difensiva.

I protagonisti. MVP Gary Browne, autore di 20 punti, con 7 assist: nei momenti importanti guida tutte le azioni dei padroni di casa, riuscendo spesso a pescare jolly incredibili (come una tripla sulla sirena da 7 metri). L’altro giocatore di Trento in doppia cifra è JaCorey Williams, autore anch’egli di una grande prestazione: nonostante qualche problema con i falli nel secondo tempo, riesce a tenere bene il campo, totalizzando 15 punti e 12 rimbalzi. Anche per Milano solo due in doppia cifra: Rodriguez (18), che prova a essere sempre pericoloso in attacco, e Punter (14).

Sintesi. La prima frazione è caratterizzata dalla grande confusione che regna negli attacchi: 17 palle perse complessive e punteggio basso, con 14-14 dopo 10′. Il secondo quarto è simile, anche se inizialmente è Trento a provare la fuga sul 20-14, ma Milano torna sul -2: 30-28. Nel terzo quarto Milano approfitta della temporanea uscita per problemi di falli di Maye e Williams e si porta in vantaggio: nonostante le difficoltà, Trento si compatta e, guidata da Browne, chiude avanti sul 49-46. Nell’ultimo quarto si segna ancora molto poco: la Dolomiti Energia sembra inizialmente averne un po’ di più, ma Milano resta lì e mette il canestro del 59-60. A 8 secondi dalla fine arriva però il tap in di Martin (nell’ennesima mischia nel pitturato) e Trento vince 61-60.

Cremona 100 – Pesaro 78, Fabio Mian o Stephen Curry?

Non c’è storia nel match del PalaRadi: la partita di Pesaro è da dimenticare, con i padroni di casa che scappano già nel primo quarto, senza guardarsi più dietro. La Vanoli ha tenuto benissimo il campo, sotto tutti gli aspetti: buone le percentuali offensive e l’intensità difensiva, vinta anche la lotta a rimbalzo. La Carpegna Prosciutto, ieri senza Repesa (positivo al covid), non è mai riuscita a mettere sul parquet l’intesità necessaria per giocarsi alla pari la partita. Da segnalare l’inizio da record di Fabio Mian: nel solo primo quarto ha segnato ben 6 triple su sette tentativi, in una serata che si è rivelata una vera festa per la Vanoli.

I protagonisti. Dato il risultato e come esso è arrivato, è chiaro che tutti gli interpreti di una delle due squadre hanno fatto benissimo e gli altri malissimo: per nominarne alcuni in particolare, citiamo di nuovo Mian che chiude con 23 punti e 6/8 da 3. Molto bene anche Poeta con 16+6 e anche Jarvis Williams, che ai soli 7 punti abbina ben 14 rimbalzi. Tra le fila di Pesaro tante insufficienze: citiamo solo le prestazioni di Cain (9 punti e 15 rimbalzi) e Justin Robinson, con 16 punti (ma brutte percentuali al tiro).

La sintesi. L’inizio della partita è gradevole ed equilibrato: le squadre procedono appaiate fino al momento in cui Mian decide di diventare infallibile dall’arco. A quel punto, Pesaro si blocca e Cremona cavalca la vena dell’ala ex Trento: dopo 10′ il punteggio è 24-16, con 6/7 da 3 per Mian e 0/6 da 3 punti per tutta la Carpegna Prosciutto. Nel secondo quarto, come da prassi, l’uomo più caldo della Vanoli si prende un po’ di riposo e Pesaro prova ad approfittarne: dopo qualche azione senza ritmo, Cremona riprende però il controllo, guidata da Peppe Poeta, e allunga 46-31. Nella ripresa ci si aspetterebbe la reazione di Pesaro, per riaprire la partita: questa, però, non arriva e la Vanoli scappa definitivamente sul 73-53. L’ultimo quarto è di fatto garbage time, con il match che termina 100-78.

Treviso 78 – Reggio Emilia 72, l’uragano Russell si abbatte sulla Reggiana

Buonissima partita per Reggio Emilia, che per 30 minuti si ritrova quasi sempre davanti alla De’ Longhi Treviso: il problema è che gli incontri durano 40 minuti e, sul più bello, la squadra di Martino si scioglie come neve al sole davanti a quella di Menetti. Decisivo un ottimo DeWayne Russell, che sale in cattedra nell’ultimo quarto, inspirando il parziale decisivo di 16-0: Treviso si rilancia ancora in zona playoff, nona in classifica a pari punti con la Leonessa Brescia. Reggio rimane invece a 14, ad una sola vittoria di distanza dalla zona retrocessione, pagando il grandissimo blackout dell’ultima frazione, in cui non è riuscita ad alzare il ritmo e l’intensità ed è caduta sotto i colpi della De’Longhi.

I protagonisti. MVP il già citato DeWayne Russell: 24 punti e 6 assist per lui. Segue in doppia cifra Matteo Imbrò, prezioso con i suoi 17 punti, 5 rimbalzi e la sua intensità: ultimo giocatore in doppia cifra Mekowulu, con 12 punti, 7 rimbalzi e, chissà, il problema dei falli commessi che forse si sta piano piano risolvendo. Dall’altra parte, invece, una Reggio Emilia che ha interpretato una buonissima gara, cadendo però sul più bello: tra i migliori Brandon Taylor, con 16 punti, 9 assist e la solita vena offensiva. Buonissimo l’esordio di Lemar con 15 punti, in doppia cifra anche Elegar con 10 punti e 9 rimbalzi.

La sintesi. Nell’avvio di partita a prendersi al scena è il nuovo arrivato Lemar, che segna subito 8 punti: al 10′ il punteggio è 20-25 in favore degli ospiti. Nel secondo quarto Treviso reagisce, riuscendo a limitare meglio l’attacco reggiano e lasciandosi guidare dagli ottimi Russell e Imbrò in attacco: 38-39 all’intervallo. Nella terza frazione Reggio scappa: Taylor si prende la scena e la Unahotels va in vantaggio 49-59. nell’ultimo quarto c’è però un parziale clamoroso di Treviso: 17-0, con Reggio Emilia che si ritrova completamente paralizzata. Martino corre ai ripari con la coppia di centri Sims-Elegar, ma Treviso gestisce bene gli ultimi possessi e vince 78-72.

Trieste 82 – Cantù 79, che finale all’Allianz Dome!

Probabilmente il finale più pazzo del fine settimana, all’Allianz Dome: a spuntarla è la Pallacanestro Trieste, che dimostra più lucidità nel finale. A guidare buona parte della gara era stata Cantù, guidata da un irreale Jamie Smith, che termina con 30 punti: nell’ultimo quarto però l’Acqua San Bernardo forza alcune situazioni, Smith resta (forse) un po’ troppo in panchina e si raffredda e Trieste trova la spinta decisiva per vincere la partita. In una serata in cui Doyle non segna neanche un punto, sono importantissimi i canestri di Henry, le letture ottime di Delìa, ma anche giocatori “di contorno” che mettono mattoni importanti per costruire la vittoria. Tra questi, citiamo Laquintana che con 5 punti consecutivi a fine terzo quarto tiene a galla Trieste nel momento di massima difficoltà e Alviti, autore della tripla decisiva e dell’ultima palla rubata. Cantù gioca una buona partita, ma nel momento di necessità non trova alternative offensive a Smith e perde il confronto sotto i tabelloni: 41-31 la lotta a rimbalzo.

I protagonisti. Per Trieste il top scorer è Henry con 20 punti e 12 rimbalzi: benissimo il già citato Delìa con 13 punti e 9 rimbalzi. In doppia cifra anche Fernandez (13) e Laquintana (12). Tra le fila di Cantù ci sono in doppia cifra Smith (30 punti) e Frank Gaines, con 14 punti ma anche tante letture sbagliate. Gli altri lasciano saggiamente le responsabilità a Jamie Smith nei momenti in cui lo statunitense è on fire, ma poi non riescono a supplire alle sue assenze nei momenti del (lecito) riposo.

La sintesi. Il primo quarto vede in Mike Henry il principale protagonista della partita: l’attacco di Trieste funziona, la difesa limita molto Cantù sotto canestro, eppure l’Acqua San Bernardo si aggrappa a Smith e Johnson e termina a +3. Nel secondo quarto Cantù prova la fuga sul +10, ma Laquintana, Fernandez ed Elia riportano ancora a -3 Trieste. Più o meno lo stesso copione nel terzo quarto: Cantù amministra ed è sempre davanti, ma Trieste non molla e grazie a due canestri di Laquintana nel finale rimane a -4. Nell’ultimo quarto c’è ancora l’Acqua San Bernardo, che però perde il controllo a pochi istanti dal termine: Smith smette di segnare, la difesa di Trieste fa molto bene e la tripla di Alviti segna il pareggio sul 75-75. Con 20 secondi sul cronometro, la palla ce l’ha Trieste e Piero Bucchi decide di mandare in lunetta Fernandez: 2/2, poi rubata di Alviti e +4. Da Ros però commette un’ingenuità e concede tre liberi: l’Allianz riesce comunque a gestire e, con qualche brivido, si prende la vittoria per 82-79.

La classifica

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Upset col brivido: sono iniziati i veri playoff

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Se una serie inizia quando vince la squadra in trasferta la serie tra Philadelphia 76ers e Atlanta Hawks è iniziata subito col botto.


Gli Hawks “rubano” il fattore campo agli avversari grazie ad una splendida prova corale ma con un grande protagonista: Trae Young. Il play da Oklahoma diventa il secondo giocatore nella storia a segnare 30 punti in tutte le prime 4 partite in trasferta ai playoff, ma condisce il tutto con 10 assist e una grande leadership.


Per Phila i problemi sono di natura difensiva, sopratutto sulle penetrazioni delle guardie avversarie nonostante la presenza di super difensori come Simmons e Green.


In attacco infatti arrivano 39 punti di Joel Embiid e i ventelli di Curry e Tobias Harris.


La serie inizia subito in maniera inaspettata con la vittoria degli ospiti, ma ancora non abbiamo ancora visto niente.

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Spettacolo a Brooklyn: la serie più bella dei playoff!

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Sono iniziate le semifinali di conference dei playoff 2021 e non si poteva cominciare meglio: partita spettacolare con i Nets che devono far fronte all’infortunio nel primo minuto di gioco di James Harden, ma che non si scompongono e tirano fuori un Mike James superlativo dalla panchina che attacca come una vera star creando e sfruttando i vantaggi.


Harris e Griffin rispondono presenti bersagliando dall’arco e punendo la scelta di Budenholzer di chiudere l’area alle due superstar.


Sponda Bucks solo Giannis gioca una partita efficiente in attacco, ma non viene seguito da Holiday e Middleton, entrambi in netta difficoltà con le soluzioni fuori dall’area.


Bisognerà vedere come riusciranno i Nets a superare le pesantissime assenze di Harden e Green nel corso della serie gestendo anche i minuti di Durant e Irving (entrambi sopra i 40 minuti di impiego), sopratutto se dovessero migliorare le percentuali al tiro da 3 degli avversari.


In sintesi la serie è lunga e probabilmente assisteremo al più bello spettacolo di questi playoff.

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Come si batte lo small ball? Facile… Bobanone

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Probabilmente Coach Carlisle ha visto molte partite degli anni ‘70 negli ultimi giorni e ha pensato: “Guarda come si gioca bene con 2 lunghi oltre i 2.20 metri”. Solo così si può spiegare la scelta di giocare con Marjanovic e Porzingis in quintetto e per lunghi tratti della partita ma, incredibilmente, ha avuto ragione lui.


Complici gli enormi problemi difensivi di Zubac nella serie Tyronn Lue ha deciso di giocare con uno small ball di D’Antoniana memoria e di partire con Batum da centro e, di conseguenza, Carlisle ha sfruttato questa mancanza di centimetri degli avversari buttando nella mischia il giocatore più alto della lega; questo ha portato Doncic ad avere sempre una linea di passaggio semplice per il suo lungagnone serbo in mezzo all’area in situazioni di difficoltà sfruttando il costante mismatch fisico.


In difesa, per contrastare il 5 fuori avversario, i Mavs hanno giocato sempre con una zona 2-3 lasciando Boban sempre in aiuto sulle penetrazioni e chiedendo un enorme lavoro di sacrificio sui recuperi ai suoi esterni.


Non ha neanche senso parlare nuovamente di Doncic: ormai siamo abituati a queste partite di dominio assoluto (42 punti e 14 assist) dello sloveno, ma ogni si consiglia vivamente a chiunque di guardare almeno una partita intera di Luka Magic per innamorarsi a pieno di questo sport.


Ora la serie torna a Dallas per gara 6 con i padroni di casa in vantaggio 3-2 e col match point sulla racchetta, ma in questa serie giocare in casa sembra quasi uno svantaggio dato che ci sono state solo vittorie esterne.

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