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LBA, 21° giornata: colpo di Trento con Milano, bene Brindisi e Cremona, Reggio e Cantù si buttano via

Sergio Bertazzi

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Vittorie nette di Brindisi e Cremona, rimonte di Trieste e Treviso e il grande colpo di Trento contro Milano: ecco sintesi, protagonisti e classifica della giornata.

Per gli anticipi del sabato sera trovate sintesi e highlights delle partite in un articolo specifico, cliccando su questo link

Fortitudo Bologna 70 – Brindisi 95, che gruppo la Happy Casa

Brindisi nel lunch match domenicale asfalta la Fortitudo Bologna, approfittando degli stop di Sassari e Venezia per confermare il secondo posto. La Fortitudo Bologna resta in partita solo nel primo quarto, poi la Happy Casa ha il sopravvento e domina gli avversari sotto tutti gli aspetti della partita. Brindisi, senza Zanelli e Harrison, riesce a trovare in Bostic e Krubally i trascinatori della giornata: oltre a loro, da sottolineare la (ennesima) prova corale praticamente perfetta della squadra di Vitucci. L’attacco brindisino trova ritmo, anche con la second unit, mentre Bologna nel secondo tempo non riesce a trovare soluzioni ad alta percentuale: brutta caduta per la Fortitudo, che prova a reggersi sul duo Saunders-Hunt senza risultati e paga la differenza di intensità e di intesa con gli avversari.

I protagonisti. MVP del match Bostic, che con 20 punti ed un ottimo 4/8 da 3 punti prende in mano le redini dell’attacco brindisino. Ottime letture per l’ex Reggio Emilia: in una giornata senza Harrison e con Thompson meno preciso del solito, Bostic diventa il go-to-guy. Molto bene anche Krubally con 14+7 e Udom con 11+8: in generale, è comunque difficile trovare giocatori insufficienti nella partita di ieri. Per Bologna ci sono 17 di Saunders e 15 di Hunt, che provano quantomeno ad attaccare il ferro con decisione: per il resto, intensità difensiva e offensiva insufficiente e tantissime cose negative per Bologna.

Sintesi. Nel primo quarto la partita è equilibrata: la Fortitudo riesce a rimanere attaccata agli avversari, soprattutto grazie a Saunders e la prima frazione termina 21-22. Nel secondo quarto Brindisi alza i giri e Bologna non capisce più nulla: 26-13 il parziale e 34-48 il parziale dopo 20′. Nella ripresa dovrebbe essere la Fortitudo a partire forte, per tornare a contatto: invece, Brindisi continua a macinare, grazie alla vena offensiva di Bostic e Krubally e ad una circolazione molto fluida. Per provare la rimonta, Bologna dovrebbe inanellare alcune buone difese consecutive, invece la Happy Casa non incappa mai in due azioni offensive sbagliate di fila. Al 30′ è 54-72: l’esito della partita è pressochè certo. Al 40′ il punteggio è 70-95.

Trento 61 – Milano 60, la Dolomiti si rialza nella partita più difficile

Dopo la caduta di Sassari a Varese, un’altra grossa sorpresa arriva da Trento-Milano: la Dolomiti Energia piazza il colpo grosso, approfittando di una Milano lecitamente stanca dopo i tanti impegni delle ultime settimane. La partita è stata punto a punto praticamente per 40 minuti: le due squadre, che non hanno brillato nella metà campo offensiva, hanno messo tantissima energia sul parquet, provocando tante palle perse. Il match, infatti, non è stato spettacolare (come sottolineato dal punteggio): eppure, è stato molto gradevole per la voglia di vincere delle due squadre. Alla fine, l’Armani Exchange cede per la troppa stanchezza, nonostante un Chacho Rodriguez che prova fino all’ultimo a trascinare i compagni. Il tap-in di Martin fissa il punteggio finale sul 61-60: grande vittoria per Trento, frutto di una prestazione solida, con un’ottima intensità difensiva.

I protagonisti. MVP Gary Browne, autore di 20 punti, con 7 assist: nei momenti importanti guida tutte le azioni dei padroni di casa, riuscendo spesso a pescare jolly incredibili (come una tripla sulla sirena da 7 metri). L’altro giocatore di Trento in doppia cifra è JaCorey Williams, autore anch’egli di una grande prestazione: nonostante qualche problema con i falli nel secondo tempo, riesce a tenere bene il campo, totalizzando 15 punti e 12 rimbalzi. Anche per Milano solo due in doppia cifra: Rodriguez (18), che prova a essere sempre pericoloso in attacco, e Punter (14).

Sintesi. La prima frazione è caratterizzata dalla grande confusione che regna negli attacchi: 17 palle perse complessive e punteggio basso, con 14-14 dopo 10′. Il secondo quarto è simile, anche se inizialmente è Trento a provare la fuga sul 20-14, ma Milano torna sul -2: 30-28. Nel terzo quarto Milano approfitta della temporanea uscita per problemi di falli di Maye e Williams e si porta in vantaggio: nonostante le difficoltà, Trento si compatta e, guidata da Browne, chiude avanti sul 49-46. Nell’ultimo quarto si segna ancora molto poco: la Dolomiti Energia sembra inizialmente averne un po’ di più, ma Milano resta lì e mette il canestro del 59-60. A 8 secondi dalla fine arriva però il tap in di Martin (nell’ennesima mischia nel pitturato) e Trento vince 61-60.

Cremona 100 – Pesaro 78, Fabio Mian o Stephen Curry?

Non c’è storia nel match del PalaRadi: la partita di Pesaro è da dimenticare, con i padroni di casa che scappano già nel primo quarto, senza guardarsi più dietro. La Vanoli ha tenuto benissimo il campo, sotto tutti gli aspetti: buone le percentuali offensive e l’intensità difensiva, vinta anche la lotta a rimbalzo. La Carpegna Prosciutto, ieri senza Repesa (positivo al covid), non è mai riuscita a mettere sul parquet l’intesità necessaria per giocarsi alla pari la partita. Da segnalare l’inizio da record di Fabio Mian: nel solo primo quarto ha segnato ben 6 triple su sette tentativi, in una serata che si è rivelata una vera festa per la Vanoli.

I protagonisti. Dato il risultato e come esso è arrivato, è chiaro che tutti gli interpreti di una delle due squadre hanno fatto benissimo e gli altri malissimo: per nominarne alcuni in particolare, citiamo di nuovo Mian che chiude con 23 punti e 6/8 da 3. Molto bene anche Poeta con 16+6 e anche Jarvis Williams, che ai soli 7 punti abbina ben 14 rimbalzi. Tra le fila di Pesaro tante insufficienze: citiamo solo le prestazioni di Cain (9 punti e 15 rimbalzi) e Justin Robinson, con 16 punti (ma brutte percentuali al tiro).

La sintesi. L’inizio della partita è gradevole ed equilibrato: le squadre procedono appaiate fino al momento in cui Mian decide di diventare infallibile dall’arco. A quel punto, Pesaro si blocca e Cremona cavalca la vena dell’ala ex Trento: dopo 10′ il punteggio è 24-16, con 6/7 da 3 per Mian e 0/6 da 3 punti per tutta la Carpegna Prosciutto. Nel secondo quarto, come da prassi, l’uomo più caldo della Vanoli si prende un po’ di riposo e Pesaro prova ad approfittarne: dopo qualche azione senza ritmo, Cremona riprende però il controllo, guidata da Peppe Poeta, e allunga 46-31. Nella ripresa ci si aspetterebbe la reazione di Pesaro, per riaprire la partita: questa, però, non arriva e la Vanoli scappa definitivamente sul 73-53. L’ultimo quarto è di fatto garbage time, con il match che termina 100-78.

Treviso 78 – Reggio Emilia 72, l’uragano Russell si abbatte sulla Reggiana

Buonissima partita per Reggio Emilia, che per 30 minuti si ritrova quasi sempre davanti alla De’ Longhi Treviso: il problema è che gli incontri durano 40 minuti e, sul più bello, la squadra di Martino si scioglie come neve al sole davanti a quella di Menetti. Decisivo un ottimo DeWayne Russell, che sale in cattedra nell’ultimo quarto, inspirando il parziale decisivo di 16-0: Treviso si rilancia ancora in zona playoff, nona in classifica a pari punti con la Leonessa Brescia. Reggio rimane invece a 14, ad una sola vittoria di distanza dalla zona retrocessione, pagando il grandissimo blackout dell’ultima frazione, in cui non è riuscita ad alzare il ritmo e l’intensità ed è caduta sotto i colpi della De’Longhi.

I protagonisti. MVP il già citato DeWayne Russell: 24 punti e 6 assist per lui. Segue in doppia cifra Matteo Imbrò, prezioso con i suoi 17 punti, 5 rimbalzi e la sua intensità: ultimo giocatore in doppia cifra Mekowulu, con 12 punti, 7 rimbalzi e, chissà, il problema dei falli commessi che forse si sta piano piano risolvendo. Dall’altra parte, invece, una Reggio Emilia che ha interpretato una buonissima gara, cadendo però sul più bello: tra i migliori Brandon Taylor, con 16 punti, 9 assist e la solita vena offensiva. Buonissimo l’esordio di Lemar con 15 punti, in doppia cifra anche Elegar con 10 punti e 9 rimbalzi.

La sintesi. Nell’avvio di partita a prendersi al scena è il nuovo arrivato Lemar, che segna subito 8 punti: al 10′ il punteggio è 20-25 in favore degli ospiti. Nel secondo quarto Treviso reagisce, riuscendo a limitare meglio l’attacco reggiano e lasciandosi guidare dagli ottimi Russell e Imbrò in attacco: 38-39 all’intervallo. Nella terza frazione Reggio scappa: Taylor si prende la scena e la Unahotels va in vantaggio 49-59. nell’ultimo quarto c’è però un parziale clamoroso di Treviso: 17-0, con Reggio Emilia che si ritrova completamente paralizzata. Martino corre ai ripari con la coppia di centri Sims-Elegar, ma Treviso gestisce bene gli ultimi possessi e vince 78-72.

Trieste 82 – Cantù 79, che finale all’Allianz Dome!

Probabilmente il finale più pazzo del fine settimana, all’Allianz Dome: a spuntarla è la Pallacanestro Trieste, che dimostra più lucidità nel finale. A guidare buona parte della gara era stata Cantù, guidata da un irreale Jamie Smith, che termina con 30 punti: nell’ultimo quarto però l’Acqua San Bernardo forza alcune situazioni, Smith resta (forse) un po’ troppo in panchina e si raffredda e Trieste trova la spinta decisiva per vincere la partita. In una serata in cui Doyle non segna neanche un punto, sono importantissimi i canestri di Henry, le letture ottime di Delìa, ma anche giocatori “di contorno” che mettono mattoni importanti per costruire la vittoria. Tra questi, citiamo Laquintana che con 5 punti consecutivi a fine terzo quarto tiene a galla Trieste nel momento di massima difficoltà e Alviti, autore della tripla decisiva e dell’ultima palla rubata. Cantù gioca una buona partita, ma nel momento di necessità non trova alternative offensive a Smith e perde il confronto sotto i tabelloni: 41-31 la lotta a rimbalzo.

I protagonisti. Per Trieste il top scorer è Henry con 20 punti e 12 rimbalzi: benissimo il già citato Delìa con 13 punti e 9 rimbalzi. In doppia cifra anche Fernandez (13) e Laquintana (12). Tra le fila di Cantù ci sono in doppia cifra Smith (30 punti) e Frank Gaines, con 14 punti ma anche tante letture sbagliate. Gli altri lasciano saggiamente le responsabilità a Jamie Smith nei momenti in cui lo statunitense è on fire, ma poi non riescono a supplire alle sue assenze nei momenti del (lecito) riposo.

La sintesi. Il primo quarto vede in Mike Henry il principale protagonista della partita: l’attacco di Trieste funziona, la difesa limita molto Cantù sotto canestro, eppure l’Acqua San Bernardo si aggrappa a Smith e Johnson e termina a +3. Nel secondo quarto Cantù prova la fuga sul +10, ma Laquintana, Fernandez ed Elia riportano ancora a -3 Trieste. Più o meno lo stesso copione nel terzo quarto: Cantù amministra ed è sempre davanti, ma Trieste non molla e grazie a due canestri di Laquintana nel finale rimane a -4. Nell’ultimo quarto c’è ancora l’Acqua San Bernardo, che però perde il controllo a pochi istanti dal termine: Smith smette di segnare, la difesa di Trieste fa molto bene e la tripla di Alviti segna il pareggio sul 75-75. Con 20 secondi sul cronometro, la palla ce l’ha Trieste e Piero Bucchi decide di mandare in lunetta Fernandez: 2/2, poi rubata di Alviti e +4. Da Ros però commette un’ingenuità e concede tre liberi: l’Allianz riesce comunque a gestire e, con qualche brivido, si prende la vittoria per 82-79.

La classifica

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LBA, Brescia, pronta la rivoluzione: ma vale la pena buttare via tutto?

Sergio Bertazzi

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Dopo l’ultima partita con Pesaro, Brescia si appresta ad iniziare un processo di rivoluzione: ma, anche se la stagione è stata disastrosa, è tutto da buttare? Proviamo a dare dei giudizi e a capire chi varrebbe la pena riconfermare e chi no.

Christian Burns Germani Basket Brescia – Umana Reyer Venezia Legabasket Serie A UnipolSNAI 2020/21 Brescia, 13/12/2020 Gianluca Checchi/Ciamillo-Castoria

Reparto americani: molte ombre, poche luci

Partiamo da una nota dolente della stagione bresciana: Andrew Crawford. L’ex Milano e Cremona ha deluso le aspettative, apparendo solo come un lontano parente del giocatore dominante di un paio di anni fa. Nel suo caso, però, il contratto firmato è stato un biennale: un buyout non sembra essere preso in considerazione della società, che probabilmente lo terrà sotto contratto anche per la prossima stagione.

Ha fatto decisamente meglio Tyler Kalinoski, sempre in quintetto, impiegato sia da playmaker che da guardia: lo statunitense ha dimostrato di saper fare male dall’arco (43% da 3 punti in questa stagione), di poter fare il playmaker e non soffrire in difesa. Per la sua duttilità lui potrebbe essere un punto di ripartenza per Brescia, nonché probabilmente l’unico americano sufficiente di questa stagione della Leonessa.

Male invece Kenny Chery: il canadese sarebbe dovuto diventare per Brescia quello che, per caratteristiche simili, era Joe Ragland qualche anno fa per Avellino. Missione fallita: troppa discontinuità e un gioco da solista che non ha fatto bene alla squadra. Quando c’era da inventare qualche giocata offensiva nei momenti di difficoltà ha saputo dare una mano: ma durante la stagione si è dimostrato inaffidabile e inadeguato per il ruolo di playmaker e ball-handler primario della squadra. Bocciato.

Male anche Wilson, subentrato a Ristic nel ruolo di centro di riserva: nella fase finale della stagione si è dimostrato inadeguato, incapace di mantenere l’intensità e la concentrazione per giocare nella massima serie. Non è da riconfermare, anche ricordando che nei piani di inizio stagione Burns doveva essere (giustamente) una riserva di lusso, considerata anche l’età: nel corso della stagione, per le mancanze dei compagni, è dovuto diventare un titolare fisso. In una squadra che vuole avere ambizioni come Brescia uno come lui, a 36 anni, non deve giocare per 30 minuti tutte le partite: serve un centro americano in grado di essere titolare e un punto di riferimento per la squadra. Wilson non può esserlo.

Si può lasciare partire anche Darral Willis, dimostratosi un giocatore dalle ottime doti atletiche, con un buon arsenale di soluzioni offensive, ma anche con limiti evidenti, probabilmente soprattutto mentali.

Per ultimo capitan David Moss, che a causa dell’età che avanza non può più essere un giocatore in grado di decidere le partite e giocare sempre 30 minuti: resta comunque un veterano e un giocatore che entrando per 15 minuti può dare energia ai compagni e lasciare il segno con delle ottime difese.

Reparto italiani: la vecchia guardia ci ha messo ancora una volta una pezza

Partiamo dall’asse play-pivot: Luca Vitali e Christian Burns. Soprattutto il primo è stato criticato diverse volte per alcune partite sottotono: ricordiamo però che nei piani tecnici di quest’anno e, come detto prima per Burns, considerando l’età dei due giocatori, questi non dovevano essere titolari. A causa della discontinuità e della inaffidabilità di alcuni compagni in certi momenti della stagione, Vitali e Burns hanno dovuto fare più del previsto: il loro apporto è stato più che sufficiente e vanno riconfermati. L’anno prossimo, però, bisognerà costruire la squadra facendo in modo che non debbano essere sempre loro a dover tirare la carretta.

Promosso (in extremis) Bortolani, che ha svoltato la sua stagione sotto la guida di Maurizio Buscaglia. Lo scarso impiego sotto la gestione di Esposito rimane un mistero: considerati i problemi che ha avuto la squadra quest’anno e i tanti impegni che ha dovuto affrontare, non si poteva impiegare con continuità già da inizio stagione? Olimpia Milano permettendo, la Leonessa deve ripartire da AirGiordan.

Bravo anche Parrillo: l’ex Orzinuovi, che doveva ricoprire il ruolo di uomo spogliatoio e lo slot da undicesimo uomo, si è sempre impegnato ed è stato fondamentale nelle ultimissime partite della stagione (vedere il largo impiego nella vittoria fondamentale a Cremona). Come quinto-sesto italiano può dare un buon contributo.

Per ultimo c’è Brian Sacchetti, ingaggiato da Verona nelle ultime ore: l’ex Sassari è andato in po’ in difficoltà in questa stagione. Il numero 41 ha fatto fatica a compensare il suo scarso atletismo con la sua duttilità e le sue letture: in questi anni il suo apporto è stato importantissimo. Probabilmente, però, ora Brescia può separarsi dal “cobra di Moncalieri”.

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Russell Westbrook: Odi et Amo

Giorgio Bombonato

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Finalmente abbiamo la scusa per scrivere un po’ sul giocatore più controverso dell’NBA; Russell Westbrook. Il prodotto di UCLA si è contraddistinto nelle ultime stagioni per la sua imbarazzante facilità con cui mette a referto delle triple doppie e, proprio stanotte, è diventato leader all-time per triple doppie realizzandone una per la 182esima volta in carriera superando così il record di Oscar Roberston.

Fermandosi ad un’analisi statistica del gioco Russ rientra, assieme a Wilt Chamberlain, nell’elite più esclusiva della lega; il problema è che fortunatamente il gioco non si ferma alle mere statistiche e ci sono moltissime cose che Westbrook in campo fa in maniera mediocre e altre che proprio non fa.
Ad onor di cronaca va riportato che il record delle squadre dell’ex OKC quando lui va in tripla doppia è estremamente positivo, però va anche riportato come dalla storica stagione da MVP (2016/2017) Russ non abbia mai superato il primo turno di playoff (Lo scorso anno i Rockets passarono il turno ma lo 0 saltó le prime 5 partite per infortunio).

L’opinione pubblica è equamente divisa in hater e in lover: non esistono vie di mezzo, c’è chi ama la sua intensità e la sua voglia di fare in campo e chi lo detesta ritenendolo uno stat padder che pensa prima alle statistiche che alla squadra oltre che ad essere inutile in una NBA fatta di tiro da 3 a causa delle sue scarse percentuali da fuori.

Le percentuali dal campo di Westbrook in questa stagione sono veramente basse per un All-Star di questo livello, ma diventano tra le più alte della lega se si considerano solo i tiri “clutch” (divario tra le due squadre inferiore ai 5 punti negli ultimi 2 minuti di partita).

In linea di massima si può dire come Russ sia uno degli scherzi della natura più assurdi ad aver cavalcato i parquet nella storia della NBA e per questo è sicuramente da considerarsi uno dei giocatori più forti della sua epoca, anche se probabilmente ci sono dei limiti di letture di gioco e di I.Q. cestistico che in determinate situazioni (playoff) gli hanno impedito di mettersi un anello al dito.

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F4 Eurolega 2021: Road to Colonia

Giorgio Bombonato

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Sono ormai note le fantastiche quattro che prenderanno parte alle “Final 4” di Eurolega a Colonia nel weekend dal 28 al 30 di Maggio e possiamo dire con orgoglio che dopo 10 anni esatti un’italiana parteciperà al più importante evento del basket europeo.

Ma come arrivano queste squadre a giocarsi il trofeo più grande d’Europa? Analizziamole una ad una:

CSKA Mosca: I Russi vengono da un finale di stagione al centro delle polemiche causate dalla vicenda Mike James, ma i ragazzi di Coach Itoudis hanno dimostrato di poter sopperire all’assenza del neo giocatore dei Brooklyn Nets grazie alla coralità e all’esperienza dei suoi campioni. Hackett e Clyburn hanno dimostrato di poter essere i veri leader di questa squadra nello sweep (unico di tutto il primo turno) rifilato al Fenerbahçe e Shengelia e Milutinov formano una delle coppie di lunghi più pericolose d’Europa per livello tecnico e atletico. Lo scontro con l’Efes è il più aperto tra i due proposti nelle semifinali e sarà decisivo il piano difensivo contro Shane Larkin per cercare di confermarsi come campioni dopo il successo di due anni fa.

Anadolu Efes: L’Efes è probabilmente la squadra che più di tutte è stata danneggiata dalla situazione pandemica: la scorsa stagione stavano dominando in lungo e in largo tutti gli avversari che gli si paravano davanti e sembravano pronti per il primo titolo della loro storia. La regular season è stata molto discontinua a causa delle condizioni non ottimali del loro miglior giocatore: Shane Larkin; l’ex Mavericks ha avuto una stagione molto al di sotto delle aspettative e, anche nel quarto di finale contro il Real Madrid, non ha dato quelle garanzie che ci si aspettano da uno come lui, anche se sappiamo che campioni del genere vivono per le grandi partite. A preoccupare particolarmente sono stati i cali di concentrazione pazzeschi nella serie vinta contro il Real per 3-2; sia in gara 3 che in gara 4 i turchi hanno sprecato vantaggi in doppia cifra nel quarto periodo e non sono sembrati molto lucidi nei possessi decisivi sopratutto nei loro giocatori chiave come Micic e Larkin. A fare la differenza contro i russi sarà molto probabilmente il match-up dei “big man” con Singleton, Pleiss e Dunston che dovranno cercare di limitare il più possibile i rimbalzi offensivi che sono una delle armi più importanti della squadra di Itoudis.

FC Barcelona: Il Barça arrivava al primo turno con tutti i favori del pronostico complice un accoppiamento tutt’altro che impossibile contro lo Zenit, anche se alla fine si è rivelato più duro del previsto tanto da portare i catalani fino a gara 5. La difesa è senza dubbio l’arma in più degli uomini di Coach Jasikevicius; una squadra con così tanto talento che difende con così tanta voglia, di solito, va molto in alto in competizioni come questa, anche perché l’accoppiamento con l’Olimpia Milano non sembra eccessivamente complicato, viste soprattutto le due partite di stagione regolare di quest’anno. Mirotic e Gasol stanno trovando un’alchimia inaspettata, soprattutto in difesa (in attacco c’erano pochi dubbi) e si trovano molto bene con l’attacco a ritmo lento gestito da un Nick Calathes in formato MVP in questa stagione. A destare preoccupazione sono i problemi avuti contro lo Zenit nel limitare il Pick’n Roll centrale di Kevin Pangos, sopratutto pensando che contro Milano si troveranno a fronteggiare un Chacho Rodriguez che è uno dei migliori giocatori della storia dell’Eurolega in questo fondamentale.

Olimpia Milano: Senza dubbio la Cenerentola delle 4 anche se, io prima di scommettere contro Ettore Messina ci penserei almeno diecimila volte. Milano si presenta alle Final 4 dopo 29 lunghissimi anni e arriva con pochissime pressioni conscia del fatto che l’obbiettivo stagionale è già stato raggiunto; anche se una volta che sei lì…
La serie contro il Bayern Monaco ha mostrato tutto ciò che c’è di positivo e di negativo in questa squadra: l’esperienza di giocatori come Rodriguez e Hines ha permesso di rimontare una gara 1 che sembrava già persa; Delaney per l’ennesima volta in carriera ha dimostrato di alzare il suo livello di gioco nella post-season e Shields sembra essere diventato l’arma totale che i tifosi meneghini speravano; d’altro canto bisogna testimoniare la fatica che hanno fatto Punter e LeDay ad attaccare una difesa aggressiva e che giocatori come Datome e Micov faticano veramente tantissimo a stare in campo per motivi difensivi. La gara 5 di Milano nella serie precedente ha dimostrato come i ragazzi di Messina possano riuscire a dominare in una partita senza domani, ma come possano sciogliersi in un bicchier d’acqua lasciandosi prendere in ostaggio dalle emozioni.
A fare la differenza contro i blaugrana saranno le percentuali da 3 punti, vero fiore all’occhiello dell’Olimpia nel corso della stagione, ma che sono venute a mancare proprio nelle due sfide di stagione regolare contro il Barcellona.

Non ci resta che aspettare il 28 di Maggio per goderci finalmente queste F4 dopo il blocco dell’anno scorso causa pandemia, sicuri di divertirci ed emozionarci come sempre è successo quando si parla del capitolo finale della più nella competizione d’Europa.

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